Titolo: Deltraimundo

Autore: Max Von Morghuer

Genere: Science Fantasy /Planetary Romance

Pagine: 687

Illustrazioni interne: Fabio Porfidia

 www.scrignodicarter.it

Casa Editrice: NoMan'sSky

 

Finito di scrivere nel 2012

Pubblicato nel 2017

Prezzo versione cartacea: 20 euro

 MAX VON MORGHUER

DELTRAIMUNDO

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1/1

Deltraimundo è la storia di un viaggiatore di mondi, la cronaca di un esploratore che per una serie di eventi è costretto a lasciarsi indietro il Pianeta Terra e l'intera umanità. E' un viaggio in un universo abitato da incredibili creature aliene, amiche ed ostili.

E' la risposta alle domande più importanti: com'è nato l'uomo? Siamo soli nell'universo? Qual è il nostro destino?

...

Si ritrovarono catapultati in un intricato bosco dagli alberi giganteschi e mostruosi che sembravano dormire da tempi non più ricordati, da tempi antichi anche per la memoria di un dio.

Si guardarono negli occhi, uno ad uno, e le loro menti era come se stessero cercando un punto d’unione. Erano una cosa sola e in quel momento sapevano di doversi muovere lentamente, come per timore di disturbare quell’immensità solenne.

Quegli alberi avevano facce, avevano anima. Erano vivi, seppure immobili.

I loro fusti sembravano smisurati e tozzi aghi di legno e ghiaccio ammassati gli uni sugli altri, lungo cui fini venature di rubidio schiumanti liquidi scuri disegnavano sagome di mondi tartari. Le loro basi, come grandi crune plasmavano avviluppati sentieri nel sottobosco, e porte ovali ed anguste strade naturali che si perdevano in fitti roveti.

I loro rami, come ossa di legno nereggianti, erano ricoperti di croste di ghiaccio e di strane escrescenze di un bianco scuro e sporco simili a gonfi flabelli senza precisa forma.

E quei volti. Quei volti inquietanti, che si aprivano nel legno poco sotto la volta delle magre chiome, sfrangiati appena come da grigia ovatta, erano volti asettici, fuligginosi, imperanti e severi.

Non c’era luce, lì, in quell’inghiottitoio muto e colossale, e tutto era avvolto da una patina di tristezza perenne, come fosse stato rabbuiato da funebri meraviglie senza nome.

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